Etichettatura26 maggio 2026·11 min di lettura

Etichettatura alimenti: come si fa davvero, senza prendere multe

Ho visto sequestrare un bancone intero di gastronomia per etichette scritte a penna con la scadenza illeggibile. Vediamo come non finirci.

MB

Marco Bellini

Consulente HACCP, ex chef

Mi è capitato l'anno scorso a Bologna. Gastronomia di quartiere, signora di 60 anni, lavora sodo, prepara tutto a mano. Arriva il NAS, guarda il banco, guarda le vaschette di insalata russa con sopra un'etichetta scritta a biro dove "scad. 12/10" si leggeva male. Sequestra tutto il banco. 2.400 € di prodotto buttato, 3.000 € di sanzione.

«Ma la scadenza c'era!» mi diceva al telefono.

Sì, ma non era leggibile. E secondo il Reg. UE 1169/2011 non basta che ci sia: deve essere chiara, in evidenza, indelebile. Vediamo come si fa per davvero.

Quando si applica il Reg. UE 1169

Il regolamento copre tutti gli alimenti destinati al consumatore finale. Quindi:

  • Alimenti preimballati (la vaschetta di pasta fresca, il barattolo di marmellata che vendi sigillato) → etichetta completa obbligatoria
  • Alimenti preincartati nel punto vendita (la fetta di torta che incarti tu al banco, il sottovuoto che hai fatto stamattina) → etichetta semplificata obbligatoria
  • Alimenti sfusi (la mozzarella che tagli al momento) → solo cartello con denominazione + allergeni

Quasi tutti pensano "ah, io non vendo prodotti confezionati, l'etichetta non mi serve". Sbagliato: appena prendi un alimento e lo metti in una vaschetta con il coperchio per esporlo in vetrina, è preincartato. E ti serve un'etichetta a norma.

Cosa deve esserci sull'etichetta (per legge)

Per un alimento preimballato (es. una vaschetta sigillata di lasagne da asporto), il Reg. UE 1169 richiede 12 informazioni obbligatorie:

  1. Denominazione di vendita (es. "Lasagne al ragù di carne", non "Lasagne della casa")
  2. Elenco degli ingredienti in ordine decrescente di peso
  3. Allergeni evidenziati (vedi sotto)
  4. Quantità di alcuni ingredienti (QUID) — es. "carne bovina 25%"
  5. Quantità netta in grammi o ml
  6. Termine minimo di conservazione (TMC) "da consumarsi preferibilmente entro" oppure data di scadenza "da consumarsi entro"
  7. Condizioni di conservazione (es. "Conservare a +4 °C")
  8. Nome o ragione sociale e indirizzo dell'OSA (Operatore Settore Alimentare)
  9. Paese d'origine quando obbligatorio (carni, olio EVO, miele, latte, ortofrutta, ecc.)
  10. Istruzioni per l'uso se necessarie
  11. Titolo alcolometrico se >1,2% vol
  12. Dichiarazione nutrizionale (tabella valori) — esenzioni per piccole produzioni artigianali

Per i preincartati nel punto vendita (le tue vaschette in vetrina), puoi omettere alcune voci ma devi sempre avere: denominazione, elenco ingredienti con allergeni evidenziati, allergeni, quantità, data di scadenza, condizioni di conservazione, OSA, lotto.

La regola che salva: gli allergeni evidenziati

Questa è la parte dove si prendono le multe più cattive. Gli 14 allergeni del Reg. UE 1169 (glutine, crostacei, uova, pesce, arachidi, soia, latte, frutta a guscio, sedano, senape, sesamo, anidride solforosa, lupini, molluschi) devono essere:

  • Indicati nell'elenco ingredienti col loro nome (es. "uova", non "ovoprodotti")
  • Evidenziati graficamente rispetto al resto dell'elenco: grassetto, MAIUSCOLO, sottolineato, o colore diverso

Esempio fatto bene:

Farina di GRANO tenero, acqua, UOVA, sale, olio extra vergine di oliva, lievito.

Esempio fatto male:

Farina, acqua, uova, sale, olio, lievito.

(non sai che farina, gli allergeni non sono evidenziati, non sai che tipo di olio)

La sanzione per allergeni non dichiarati va da 3.000 a 24.000 € ai sensi del D.Lgs. 231/2017. Più, se qualcuno finisce in ospedale, le grane penali. Non scherzare con questa parte.

Dimensioni del carattere (sì, c'è una regola)

Il Reg. UE 1169 dice: altezza minima 1,2 mm misurata sulla "x" minuscola (la "altezza x"). Per imballaggi piccoli (superficie < 80 cm²), il minimo scende a 0,9 mm.

In pratica significa che con stampante termica da 40 mm di larghezza ci stai dentro tranquillamente. Con etichette scritte a mano, basta che si leggano senza occhiali. Quella scrittura microscopica con la biro che vedo nei banconi delle gastronomie è fuori legge.

Sottovuoto e abbattimento: l'etichetta è ancora più importante

Quando metti sottovuoto o abbatti, l'etichetta non è più un'opzione ma uno strumento di sicurezza alimentare. Devi indicare:

  • Data di confezionamento (giorno in cui hai messo sottovuoto)
  • Data di scadenza in base alla tabella prevista dal tuo manuale HACCP (di solito: 5 giorni per cotti a +3 °C, 90 giorni per abbattuti a -18 °C, ecc.)
  • Lotto (anche un semplice "L05-12-26" è sufficiente)
  • Contenuto ed eventuali allergeni
  • Eventuale "scongelato" se il prodotto era stato precedentemente congelato

Senza queste informazioni, in caso di tossinfezione non riesci a dimostrare nulla: né quando hai prodotto, né cosa c'era dentro, né a quanti clienti l'hai venduto. Sei sostanzialmente indifendibile.

Etichette scritte a mano: si possono ancora fare?

Sì, se sono leggibili, indelebili e contengono tutte le informazioni obbligatorie. Ma realisticamente:

  • Scrivere a mano 20 vaschette al giorno con tutti gli ingredienti porta via 40 minuti
  • La penna sbiadisce, si stacca, si bagna
  • Il personale dimentica voci (specialmente gli allergeni)
  • Non puoi dimostrare quando l'hai scritta

Per questi motivi le stampanti termiche Bluetooth da banco costano ormai 60-100 €, le etichette adesive 2-3 cent l'una, e con un'app si fa tutto in 15 secondi. Su HACCP Trace abbiamo l'editor etichette già a norma UE 1169: scegli l'alimento dal tuo catalogo, lui calcola la scadenza in base al tuo manuale, evidenzia gli allergeni in automatico, stampi. Fine.

Errori che vedo ogni settimana

  1. "Lasagne della nonna" invece di "Lasagne al ragù di carne" → la denominazione fantasia è VIETATA come unica indicazione. Puoi aggiungerla, ma quella ufficiale ci deve essere.
  2. Olio "vegetale" invece del tipo preciso → da Reg. UE 1169 modifica del 2014, devi specificare il tipo (girasole, palma, oliva, ecc.)
  3. Data scritta solo come "12/10" → ambiguo. Scrivi "12/10/2026" o "12 OTT 2026".
  4. "Può contenere tracce di" usato come scusa → è ammesso solo dopo aver fatto una vera analisi del rischio di contaminazione crociata. Non è un "tutto vale".
  5. Allergeni dichiarati in fondo all'etichetta invece che nell'elenco ingredienti → posto sbagliato, contestabile.
  6. Lotto mancante sui preincartati → "L" + data confezionamento è sufficiente, ma deve esserci.

Sanzioni: cosa rischi davvero

Numeri reali dal D.Lgs. 231/2017:

ViolazioneSanzione
Allergeni non dichiarati3.000 – 24.000 €
Indicazioni obbligatorie mancanti1.000 – 8.000 €
Indicazioni ingannevoli3.000 – 24.000 €
Etichetta in lingua straniera senza italiano1.000 – 8.000 €
Etichetta illeggibile / cancellata1.000 – 8.000 €
Origine non indicata (dove obbligatoria)2.000 – 16.000 €

Le sanzioni si sommano. Un'etichetta fatta male può tranquillamente costarti 5-10.000 €.

Per ricapitolare

L'etichettatura non è una rottura burocratica: è la cosa che ti protegge in caso di problemi (cliente intossicato, allergico, ispezione). Un'etichetta a norma ti dà alibi, tracciabilità, e dimostra che lavori in modo professionale.

Se oggi etichetti a penna:

  1. Compra una stampante termica bluetooth (60-100 €)
  2. Usa un editor a norma UE 1169 che evidenzi gli allergeni automaticamente
  3. Imposta le shelf life nel tuo manuale HACCP e fai calcolare la scadenza al sistema
  4. Tieni traccia dei lotti per la tracciabilità

Su HACCP Trace c'è tutto integrato: editor, catalogo alimenti, calcolo automatico delle scadenze, stampa Bluetooth. Provalo, è gratis.

E se hai dubbi sulla differenza tra Manuale HACCP e Registri, leggi anche la nostra guida al Manuale HACCP.

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